“Papà, domani si sciopera”.
Mi è sembrato di tornare indietro di quasi dieci anni, ai tempi del liceo, quando con un malcelato sorriso, comunicavo a casa la fatidica decisione del collettivo studentesco.
Questa volta, però, è uno sciopero vero, il primo.
Circa un anno fa ero a Londra, a Trafalgar Square a guardare alla National Gallery una mostra su Raffaello. Si intitolava "from Urbino to Rome".
mentre sfogliavo il depliant (da qualche parte dovrei ancora averne uno) pensavo che se ce l’aveva fatta Raffaello, allora anch’io ci potevo almeno provare.
E’ passato un anno e sono arrivato a Roma. Ora non è che voglio un posto alla National Gallery, ma magari un appartamentino nella City…
tre giorni che lavoro e ho già accumulato ore e ore di straordinario…
che non mi pagheranno mai.
Solo davanti alla macchina del caffè del mio vecchio nuovo posto di lavoro ho sentito un vuoto. Cosa turbava la felicità del mio primo giorno?
Il primo caffè senza la G.
Ho un cerchio alla testa che la metà basterebbe, ma sono costretto a raccontarvi dei tre piccoli porcellini. I tre valenti consoli romani di nostra conoscenza, ieri sono stati ammaliati dalla maga Circe. La maliarda che tutti voi conoscete, prima di arrivare nella casa del gran maestro, ha traviato Ulisselino, il capo della banda, e lo ha convinto che i suoi uomini altro non erano che bambini. A quel punto il gioco era fatto: il nettare degli dei (del giornalismo) ha annebbiato i pensieri e stimolato i sensi. Altro dirvi non so, perché a un certo punto della serata ero assente di me. Ma pare che i tre piccoli porcellini…
il regime delle pattine
Agli ordini della signora Rottenmeier i consoli hanno portato a termine la campagna d’estate: le pulizie generali. Questa mattina la sveglia è suonata alle 6.30. Guanti, stracci e olio di gomito, i nostri valenti uomini si sono distinti nelle imprese più ardue: grattare il calcare dalla vasca; togliere le ragnatele dalle finestre; riportare all’antico splendore il piano cottura. Ma non finisce qui, non può finire così. Non è mai pulito abbastanza.
E allora, da domani si ricomincia.
La casa dei consoli sembra a tratti una caserma. Il che non guasterebbe allo statuto consolare senonché la vita militare a me non è mai piaciuta. But that’s not what I mean. Altrove Ben racconta la sua; ecco la mia versione. La sera torno tardi a casa e i tre consoli residui sono già a dormire. Residui nel senso di ciò che rimane di loro dopo una giornata di lavoro.
(In questa storia il soggetto non conta. Ogni sera uno dei quattro torna più tardi e trova gli altri che dormono; se è particolarmente stronzo ne sveglia qualcuno. A volte l’hanno lasciato fuori di casa tirando il chiavistello, e allora fa bene a suonare, ma di solito no, meglio non svegliare i compagni consoli).
La mattina l’aria da caserma è proprio quella, un po’ rafferma. Si va dal pinocchietto alle mutande, passando per i calzoncini; dalla canottiera alla T-shirt; latte, caffé, biscotti e sigaretta. Spesso il primo che si alza non vede nessuno; a volte è lo stesso che la sera è tornato tardi, quindi sono due giorni che non vede nessuno.
Bella la vita nella casa consolare.
Pausa pranzo via allo shopping, su via del corso, as well. E con l’acquisto di oggi inizia una nuova epoca per ilTot. Basta con la ricerca del più bel calzino a righe;
questo è l’anno del boxer…