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….è solo un promemoria

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…a calci in faccia!

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amore, morte, peccato, espiazione e lento, lungo, lo scorrere delle stagioni. tutto all’interno del microcosmo di un’isoletta sperduta. così è la vita, viene da pensare, e così è.

primavera, estate, autunno, inverno…  e ancora primavera

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di ritorno dal lungo fine-settimana bolognese…

(aggiornamento del 29 marzo)


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La speranza di futuro di un Paese è direttamente proporzionale alla distanza che separa genitori e figli almeno durante gli anni della formazione di questi ultimi. Una politica intelligente, generosa e lungimirante dovrebbe finanziare gli individui, non le famiglie, incentivare le solitudini e gli azzardi, non gli accrocchi obbligati di persone spaventate dalla vita. Io non sono familista, io sono statalista: uno Stato libero e forte crea scuole pubbliche forti, università forti, forti leggi che incentivano e proteggono il primo impiego. E aiuta i giovani ad accorciare i tempi della propria libertà. E magari: a farsi prima una famiglia.

Questo è il mio pensiero, lungamente pensato e finalmente attuato quasi dieci anni fa.

Poi ieri l’ha scritto Michele Serra, da uno dei migliori osservatori della società italiana, L’Amaca.

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…in attesa del Caimano

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All’inizio di un luglio straordinariamente caldo, verso sera, un giovane scese per strada dallo stanzino che aveva preso in affitto in vicolo S., e lentamente, come indeciso, si diresse verso il ponte K.
Sulle scale riuscì a evitare l’incontro con la padrona di casa. Il suo stanzino era situato proprio sotto il tetto di un’alta casa a cinque piani, e ricordava più un armadio che un alloggio vero e proprio. La padrona dell’appartamento, invece, dalla quale egli aveva preso in affitto quello stambugio, vitto e servizi compresi, viveva al piano inferiore, in un appartamento separato, e ogni volta che egli scendeva in strada gli toccava immancabilmente di passare accanto alla cucina della padrona, che quasi sempre teneva la porta spalancata sulle scale. E ogni volta, passandole accanto, il giovane provava una sensazione dolorosa e vile, della quale si vergognava e che lo portava a storcere il viso in una smorfia. Doveva dei soldi alla padrona, e temeva d’incontrarla.

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C’è davvero il sismi rosa? E di cosa si occupa? E c’è pure un controspionaggio attivo sul fronte opposto?
C’è chi dice no, ma intanto le voci girano ed è difficile distinguere il pettegolezzo dalla confessione, una conferma estorta da una perfetta strategia di dosaggio dell’informazione.
In tutto questo baillame a chi dare ascolto, a chi credere?
Sai che ti dico, Condor? Acqua in bocca finché non torni a Roma, poi la nostra intelligence provvederà a ristabilire l’ordine delle cose (e delle informazioni).
Le sette regole dell’arte di ascoltare (di Marianella Sclavi)

1. Non avere fretta di arrivare a delle conclusioni. Le conclusioni sono la parte più effimera della ricerca.

2. Quel che vedi dipende dal tuo punto di vista. Per riuscire a vedere il tuo punto di vista, devi cambiare punto di vista.


3. Se vuoi comprendere quel che un altro sta dicendo, devi assumere che ha ragione e chiedergli di aiutarti a vedere le cose e gli eventi dalla sua prospettiva.


4. Le emozioni sono degli strumenti conoscitivi fondamentali, se sai comprendere il loro linguaggio. Non ti informano su cosa vedi, ma su come guardi. Il loro codice è relazionale e analogico.


5. Un buon ascoltatore è un esploratore di mondi possibili. I segnali più importanti per lui sono quelli che si presentano alla coscienza come al tempo stesso trascurabili e fastidiosi, marginali e irritanti, perché incongruenti con le proprie certezze.


6. Un buon ascoltatore accoglie volentieri i paradossi del pensiero e della comunicazione. Affronta i dissensi come occasioni per esercitarsi in un campo che lo appassiona: la gestione creativa dei conflitti.

7. Per divenire esperto nell’arte di ascoltare devi adottare una metodologia umoristica. Ma quando hai imparato ad ascoltare, l’umorismo viene da sé.

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