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S’il faut donner son sang
Aller donner le vôtre
Vous êtes bon apôtre
Monsieur le président
Si vous me poursuivez
Prévenez vos gendarmes
Que je n’aurai pas d’armes
Et qu’ils pourront tirer

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mignon è partita…

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c’è sempre una seconda volta
(e una seconda maglia)

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quando un’amica ti chiama, sono le 5 del pomeriggio, fuori c’è un sole quasi estivo che sembra giugno e tu sei alla scrivania, davanti alla finestra, a lavorare, capisci come sarebbe bella una società libera dal lavoro…
come sarebbe bello, quante cose avrei da fare.
ma domani… (se non piove)

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Nessun calcolo ha nessun senso dietro questa paralisi.
Gli elementi a disposizione non consentono analisi,
e i professori dell’altro ieri stanno affrettandosi a cambiare altare. Hanno indossato le nuove maschere e ricominciano a respirare.

…e non dovremo vedere niente che non abbiamo veduto già. Qualsiasi tipo di fallimento ha bisogno della sua claque.

avevo in mente questa canzone, cinque anni fa, subito dopo la vittoria di berlusconi, e oggi, riascoltandola mi sono accorto di quanto, almeno in parte, abia ancora senso oggi. tutto qua.

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andare in giro mezzi nudi e ubriachi a giugno. cosa c’è di meglio per un matrimonio?
d’accordo, niente camice azzurre. e poi in realtà già non le sopporto io. dopo 10 ore di lavoro.
inviterei, invece, tutti gli amici (e le amiche) di lei, gelosi alla follia.
siete pronti?

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alcune riflessioni sconnesse e (soprattutto) in ritardo


Non si esce da vent’anni di berlusconismo con un voto. Nessuno poteva pensarlo, anche se siamo stati in molti a crederlo. A sperarlo, forse: di cambiare l’Italia come si cambia un governo.
E visto che per poco non riuscivamo a cambiare nemmeno il governo (e ancora, a tratti, sembra non sia detta l’ultima parola) come potevamo illuderci che il paese fosse cambiato in così poco tempo. 25 anni di televisione commerciale hanno modificato la cultura italiana in un modo tale che 2 mesi di par-condicio non possono neutralizzare (sono grato al professor Agostini per questa riflessione). E per cultura si intende il modo di pensare, i modi di fare, il senso dello Stato e delle istituzioni, l’educazione civica, la solidarietà e la giustizia sociale.
Dove sono finite? Possibile che siamo in così pochi ad essere tanto coglioni da non votare solo pensando al portafoglio? evidentemente sì.
Certo, tutto questo non è colpa d Berlusconi. Lui è stato solo il più bravo a interpretare una voglia di cambiamento presente nella società italiana (consiglio la letura di Zapping di A.Abruzzese per chi voglia liberare da ideologismi la propria idea del rapporto tra tv e società). E ancora è bravo a cogliere e valorizzare (a suo uso e consumo) questi sentimenti diffusi nella popolazione.
Come se ne esce?

Vorreste una risposta addirittura?

Io speravo che un governo forte potesse innestare un processo di "rivoluzione culturale" e mentre rimetteva in sesto il paese, si sforzasse di  proteggere e agevolare un lento e difficile mutamento sociale che solo la società può esprimere.
Forse non ci sarà nemmeno un governo forte. Sicuramente questa classe politica (anche quella di centro-sinistra) ha dimostrato in passato di preferire il "primato della politica" all’ascolto della società.

Mentre fervono i preparativi di questo fantomatico matrimonio non troppo reale, ma che dire virtuale è fuori luogo per la mia manifesta carenza di virtù, gli amici (di lei) preparano i confetti, si mettono a dieta, vantano diritti (ma tutto in gran segreto): e i miei di amici, che fanno? Niente, silenzio assoluto.

niente?

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five points

almost married (maybe, not forever)

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