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Basta!

fermate il campionato… voglio scendere!

Il mio primo ricordo della guerra, un ricordo d’infanzia, ha a che fare con il Libano. Ero in prima elementare, fine 1985, e i missili cadevano su Beirut e Tripoli. Ma dov’era Tripoli? Quanto era lontana? L’unico aiuto che mi proveniva dalla mia formidabile (nonché precoce) abilità tassonomica, mi faceva associare la comune desinenza di Tripoli e… Gallipoli, possibile segno di vicinanza geografica. E pur senza esser ancora mai stato a Gallipoli, sapevo quanto fosse vicina.

non sono ancora diventato matto,
qualcosa farò, ma adesso no…

ho appena sviluppato delle foto, fatte con la mia reflex negli ultimi due mesi o poco più. le prime le avevo scattate in Piazza San Giovanni il primo maggio, le ultime al Circo Massimo il 10 luglio.
A guardarle insieme, una dopo l’altra, mi è tornato in mente un pensiero di qualche giorno fa, mentre rivedevo in tv le immagini della festa del mondiale: l’unica altra volta che avevo visto il Circo Massimo così strabordante era stato il 23 marzo del 2002, la manifestazione della Cgil di Sergio Cofferati che aveva portato a Roma quasi 3 milioni di persone.
Ma cos’è - pensavo - che ha la stessa forza del pallone, la stessa capacità di unire le persone: i sindacati, il lavoro, una bandiera rossa, il pranzo a sacco pagato, come disse all’epoca Berlusconi?
Non saprei dirlo, ma a costo di passare per blasfemo, dico che c’è da qualche parte un tratto che unisce quella gente in due giornate così diverse.

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ho la mente affollata di sogni, in questi sonni tranquilli di fine stagione. niente alzatacce, niente notti da leoni, eppure al riparo di un cuscino, la mente viaggia altrove e sogna…

sogni di sogni, sogni d’oro, sogno all’incontrario, sogno di una notte di mezza estate, sogno B, il sogno di  un uomo ridicolo

E io questo non lo voglio, perché sono stufo di essere così, non ne posso più, è tutta la vita che gioco sul numero perdente della ragionevolezza, della riflessione più approfondita, della fottuta mediazione, senza nemmeno ricordare più quando è stato che ho deciso di farlo, né perché, e se anche ormai non posso tornare indietro e fare come ha fatto mio fratello - mandare affanculo chi ti si para davanti e via - posso sempre cambiare, certo, c’è anche gente che cambia a quarant’anni, perché no, e se anche poi non fosse un cambiamento vero, profondo, definitivo, se anche si trattasse di cambiare solo temporaneamente, qui, adesso, rispondendo a questa donna come le risponderebbe Carlo, poniamo, con l’avventatezza, la chiarezza, l’insolenza, il coraggio, la sicurezza, la sincerità, la fatuità e l’accettazione del rischio di avere torto che gli ho sempre invidiato - be’, chi se ne frega: mi rappresenterebbe lo stesso molto più che cacare i miei soliti maledetti dubbi.

Caos Calmo, di Sandro Veronesi

Quasi non ho più la voce. E sono allo stremo delle forze. Però ho ancora un briciolo di lucidità per scrivere che, e c’era da aspettarselo, tutti i dubbi e le riflessioni su rischi e opportunità di una vittoria malata, sono state messe da parte soprattutto in queste ultime due settimane di mondiale. Il tifo non è solo un fenomeno di aggregato, come ha detto qualcuno e poi non fa bene mettere un freno ai sentimenti.
Ma da domani (e ripeto da domani ché stasera il Circo Massimo ci attende) certi argomenti tornano di attualità e non solo per le solite speculazioni ontologiche, ma anche e ancora una volta, per questioni di cuore.

Syngioia, lo so, parlo sempre di calcio, ma di questi tempi, come si fa?

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