sui Navigli

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Affascinato dagli ultimi racconti tonyrucoleschi, ho deciso di partire alla volta di Milano. Un viaggio a metà tra l’etnologo e l’enologo. Chi se ne intende, saprà dove cercarmi… se trova il tempo, mi troverà.

Vita in Comune

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Cinque anni fa, me lo ricordo l’attacco alle due torri. Davanti alla televisione a casa di Chiara. E mentre tutti si chiedevano: cosa succederà adesso, io mi chiedevo: dove andrò ad abitare adesso?
Certo, mi chiedevo anche cosa succederà adesso, ma non ero a casa di Chiara per piacere. Mi ospitava in attesa che trovassi una nuova casa. No, non abitavo nelle Twin Tower, ma a Bologna. E la Comune era appena finita.
La Comune.
Chi l’avrebbe mai detto: una casa in cui vivere gratis per 9 mesi, sei persone, sei stanze singole, un unico spazio condiviso. E ora che ho cambiato casa e città e il mio contratto d’affitto e di nuovo in scadenza (e non solo quello) mi chiedo dove siamo andati: Mike, Io, Coco, Capelli, Dami e Baba. Cinque anni dopo.
Tutti laureati e questo è guià un successo, nonostante tutto.
Baba ha anche una bimba bellissima di 8 mesi, Dami, invece è nel centro del continente nero. Capelli, bontà sua è ancora a Bologna, non si sa mai, e Coco gira l’Italia, dall’Emilia a Palermo (sarebbe il caso di dire) e ogni tanto gira il mondo con spiccate preferenze per il Sudamerica.
Mike non lo vedo da un po’ e credo sia a Lecce, per ora.
Di me già sapete quasi tutto. Cinque anni dopo.

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Sento i galli abbaiare
e gli ultimi mezzi passare
a trafiggere il resto del sabato
son tornato stratardi anche stavolta
e non so come dire
ma me ne faccio una colpa…

tornando a casa, con la musica ancora nelle orecchie, le parle nel cuore e gli ochhi abbagliati dal sole, quasi alto…

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Ieri sera, che sorpresa. Seduto al computer davanti alla finsetra aperta, sento arrivare dalla strada delle voci. Brusio, chiacchiere, rumori. Attraverso la tenda, mi affaccio e finalmente ritrovo un microcosmo vivo come l’avevo lasciato poco prima della pausa estiva. I primi clienti ai tavoli esterni del ristorante, serrande alzate e gente affacciata ai balconi, negozi affollati nell’ora di chiusura, macchine.
Giusto il tempo di godermi quest’aria. E’ ora di uscire.

Questo blog sembra diventato un appuntamento fisso del lunedì. Ma è un caso. Anyway, da un po’ mi girano in testa spezzoni di un articolo di Umberto Galimberti, a proposito di un libro di A.R. Hochschild, Per amore o per denaro.

Ecco qualche stralcio

Quando non c’ è la merce, il mercato vende l’ ideologia del "tempo qualità", per cui non è necessario che, in occasione del compleanno del suo bambino, la madre prepari la torta, gonfi i palloncini, inviti gli amichetti, è sufficiente che si affidi a un’ agenzia di servizi che, oltre a farle guadagnare tempo, le regala quel "tempo qualità" che consiste nel godersi la festa insieme al suo bambino e ai suoi amichetti, mescolando i suoi gridolini agli strepiti dei bambini. Ma purtroppo il tempo non è "qualità", è "quantità" necessaria a far le cose insieme, a seguire i processi di crescita, a scoprire i problemi, a creare quella base di fiducia per cui i genitori "ci sono", non solo quando si compiono gli anni. Se il tempo-qualità, a scapito della quantità, non è sufficiente a togliere ai genitori il senso di colpa, l’ideologia del mercato moltiplica le sue ideazioni e tende a vendere come indipendenza e autonomia dei bambini quello che in un passato non troppo lontano si chiamava "incuria".

Come direbbe Carver, di cosa parliamo quando parliamo d’amore?

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