che titolo gradasso.
a parte che viaggerò in treno, e poi fra meno di 24 ore sarò già arrivato (e domenica sera sarò di nuovo qui).
me ne vado per un fine settimana (o forse dovrei dire una fine settimana, me lo chiedo sempre più spesso, chissà).
me ne vado, dicevo, a bologna, a ritrovare la mia parte freakettona e quella radical chic, ché lì qualche traccia la trovo ancora, spero.
vi saprò dire al ritorno.
non so perché me ne sono reso conto solo ora, ma mi manca il cappuccino. un’abitudine che a bologna aveva ampia soddisfazione e che anche a urbino, in qualche modo ero riuscito a incastrare e invece, da quando sono a roma è sempre stato difficile.
un po’ perché sotto casa non ho un vero bar, un po’ perché la mattina dormo più che posso e poi corro al lavoro più veloce della luce e nel mezzo ci sta al massimo un caffé o un caffellatte fatto da me…
ma l’altra settimana ero a bologna nella mia vecchia casa e domenica mattina mi è venuto spontaneo vestirmi fare le scale e andare a comprare i giornali e poi fermarmi al bar: cappuccino e cornetto.
forse è legato ai tempi del lavoro, forse ai tempi (e ai luoghi) di una grande città, forse è colpa mia, in qualche modo.
ma a questo punto è quasi ora di pranzo: un cappuccino che senso avrebbe?

In un modo o nell’altro, è andata, per ora. Ed è già un bel peso in meno. Vedremo poi.