December 26, 2006
La prima sciarpa l’ho persa che avevo 17 anni o poco più, al liceo. Era marrone, a maglie larghe, cucita a mano da mia mamma. La portavo, mi ricordo, con un cappello da marinaio rosso cremisi e in qualche foto dell’epoca ancora si può ammirare l’orribile accoppiamento.
Ero a scuola, un giorno, in palestra per l’ora di educazione fisica: che ci facevo con la tuta e la sciarpa al collo? A un certo punto lascio la sciarpa sulla spalliera di legno ed entro nel campo di pallavolo. Suona la campanella, fine anticipata della partita e tutti in classe per l’ora di latino. Passa nemmeno mezzora, e mi rendo conto che non ho più la sciarpa; corro in palestra e non la trovo già più. Molti anni dopo, in un’altra città ho visto la stessa sciarpa al collo del mio compagno di casa Bologna, secondo voi sarei dovuto intervenire? Forse sì, visto che nella repubblica centrafricana non ne ha certo bisogno.
Appresa la notizia, mia mamma mi aveva cucito una identica sciarpa marrone, forse solo un po’ più sottile. Anche quella l’ho persa. Anzi, per la precisione l’ho prestata e mai più avuta indietro. Ce l’ha da qualche parte uno dei miei migliori amici. Una sera d’inverno del 2001, a Bologna, me la chiede per tornare a casa e nonostante il mio triste presentimento gliela presto…
L’ho visto altre volte con quella sciarpa al collo, ma non mi è sembrato il caso: ci ho comunque guadagnato in cappelli
Tra le due sciarpe marroni ne ho avuta una nera, lunghissima e anarchica, più di due metri. Ero nel pieno del mio periodo freakettone a Bologna: due giri intorno al collo e via andare sotto i portici. Pochi giorni prima di Natale del 2000 l’ho persa in stazione. Alla stazione di Bologna.
23 dicembre, arrivo di corsa al binario senza prenotazione, per prendere l’ultimo intercity che mi può far arrivare a casa entro la vigilia. Carico di borse e con l’umore sotto i tacchi per l’ennesimo disastro sentimentale corro nel sottopassaggio spingendo chiunque, arrivo sul binario insieme al treno e provo a salire in un vagone stimatissimo. E mentre il treno riparte e io, in piedi nel corridoio, sto tirando un sospiro di sollievo perché almeno quel treno non è passato invano, mi guardo addosso e la sciarpa non c’è più. Ho bestemmiato fino a Castel Bolognese, poi ho deciso che poteva bastare.
Quel Natale ho ricevuto in regalo una bellissima sciarpa verde Benetton. Fine, ma non troppo. È stata in un certo senso, la mia sciarpa più lunga: l’ho persa più di sei anni dopo. Aprile 2006, la laurea del mio migliore amico: torno a Bologna dopo molti mesi e fa ancora freddo, la sciarpa ci sta. Dormo a casa di altri amici e la mattina della proclamazione, mi alzo presto, mi vesto al buio ed esco di casa in silenzio. Sul pianerottolo mi accorgo che… ma è troppo tardi, cioè: è troppo presto per svegliare tutti e allora vado via. Non la rivedrò mai più.
Da ieri ho una stola nuova: chissà che non sia quella giusta.







