La mia vespa è in viaggio. Verso Firenze, poi Genova e infine tornerà a Lecce, da dove è partita oltre dieci anni fa. Molti chilometri, a dire il vero, li ha fatti dentro un camion, ma molti di più sulle strade del Salento e poi a Bologna e infine a Roma.
Non è detto che stia per arrivare al capolinea.
E poi lo so, non è la stessa cosa, ma da ieri scorrazzo per Roma su uno scooter semi nuovo e soprattutto "in regola".
"Fra dieci minuti sono da voi".
Poggio il cellulare, infilo il giaccone ed esco di casa.
È cominciata così la lunga odissea telefonica di ieri. In 5 minuti sono sotto casa di Alessio, metto le mani in tasca e mi accorgo di non avere il cellulare.
Poco male: dopo pranzo torno a casa.
Che sorpresa, tornato a casa, scopro che il telefono non c’è. È impossibile mi dico, devo averlo poggiato da qualche parte inavvertitamente prima di uscire, ma una cosa è certa: il telefono deve stare a casa.
Sistemo un po’ la stanza ed esco; vado nell’internet point sotto casa a cercare qualcuno, su internet, che mi telefoni. Alessandra e Laura si prestano e mi danno il tempo di tornare a casa prima di far squillare il cellulare, ma niente. Squilla, ma non risponde nessuno.
Dopo mezzora sono di nuovo nell’internet point: avviso anche mio fratello, torno su, ma non squilla niente.
Per una strana legge metafisica, penso, il cellulare deve essersi volatilizzato mentre andavo da Alessio: forse ha pensato di raggiungermi e ha provato col teletrasporto, ma si è scaricata la batteria ed è caduto.
Un po’ dubitoso, mi metto sulla vespa e, faccia a terra, rifaccio il percorso alla ricerca del mio mobile.
Niente da fare.
Torno a casa, ascolto Riotta da Fazio, poi stanco e un po’ disilluso torno all’internet point. E sul messenger trovo il mio compagno di casa nonché collega che mi dice: "ho sentito che il cellulare squillava e pensando di farti un favore l’ho portato in redazione, credevo fossi lì".
E invece no!
Totale: 34 chiamate senza risposta
Mercoledì mattina un corriere espresso recapita un pacco celere (consegna in un giorno) al mio indirizzo. Peccato che quella mattina io sia al lavoro. Al rientro trovo sul citofono il canonico avviso: "primo tentativo di consegna fallito". Riproveremo…(spazio vuoto). CHiamo il numero verde:
- Ripasseranno domani, mi dice gentile la signorina del numero verde.
- Ma io domani lavoro, non li potreste avvertire? No, i pacchi li consegna SDA.
Giovedì sera, tornando a casa, trovo un altro avviso: "primo tentativo di consegna fallito".
Primo?! Chiamo leggermente alterato la signorina del numero verde (un’altra) che mi dice:
- Avranno sbagliato, domani lo portano in un ufficio postale.
- Quale?
- Non si sa.
- E non si può controllare?
- A noi non risulta, i pacchi li consegna SDA.
Venerdì mattina chiamo SDA: è un 199, costa 50 cent al minuto:
- I pacchi noi li consegnamo e basta. Il percorso lo seguono le Poste Italiane; se non sanno dov’è il suo pacco faccia reclamo.
Molto alterato richiamo il numero verde: intuendo la mia incazzatura, questa volta fanno rispondere un signorino che mi dice:
- Il ricorso si fa all’ufficio postale.
- Col cazzo! (questo l’ho solo pensato). La telefonata a SDA è costata 3 euri, ma almeno ho scoperto che il reclamo si fa anche per telefono, e allora insisto, ma alla richiesta: succursale di partenza, mi arrendo:
- Richiamo fra un attimo.
E al telefono col mittente faccio la macabra scoperta: quel coglione del corriere, analfabeta, ha sbagliato a scrivere il codice del pacco. Richiamo il numero verde e il pacco per miracolo ricompare: ufficio postale Appio, via Taranto.
Non penserete che sia finito qui.
Sabato mattina. L’ufficio postale di via Taranto si è trasferito in via Pozzuoli per lavori di ristrutturazione, ma a via Pozzuoli mi dicono che i pacchi si ritirano in via La Spezia. Completato il giro d’Italia e terminata la fila all’ufficio postale, uno dietro l’altro (altro che ammodernamento), la signorina che è andata a prendere il mio pacco torna a mani vuote:
- mi scusi, ma non lo trovo.
- Prego?
Dopo dieci minuti il pacco si trova: quel coglione del corriere, analfabeta, aveva sbagliato a trascrivere il numero di deposito.
Innumerevoli dolcezze stanno ripagando tutto questo veleno, o almeno ci provano.
Non so se si dice così; ma la realtà è questa. con un giorno di anticipo rispetto alle ferie programmate sono tornato al lavoro. Non c’è nessuno (e niente da fare) e va anche bene, ma quasi quasi rimanevo a casa, mi alzavo con calma, portavo la mia bella alla stazione e poi davo una svolta a casa che in questi tre giorni ha sopportato dieci persone.
E invece sono qui, assonnato, spettinato, ad aspettare una riunione alle 3 e mezzo.
c’è di buono che riprendo i contatti con il mio mondo virtuale: leggo le mail e i blog, scrivo qualcosa come questo post e finalmente, al lavoro, leggo i giornali. Strano a dirsi.