Si sta bene, si sta male

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A Bologna si sta come si sta.  E forse non ci volevano due anni e mezzo per capirlo, sarebbe bastato guardare le cose (e le persone) da un’altra prospettiva. E così ho fatto, forse più che altro per una serie di coincidenze.
Quelle che si dicono coincidenze fortunate, perché a prezzo di qualche rinuncia, ho finalmente trovato un’altra città, quella che ancora mi mancava. E qui non parlo di Cofferati o del degrado, parlo di me e di una città in cui c’è spazio non solo per studenti (nullafacenti o superimpegnati), ma anche per lavoratori (nullafacenti o superimpegnati). È solo un’impressione, per ora, ma è bastata per farmi tornare a casa  riconciliato con la mia città (adottiva).

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