L’altra notte mi trovavo in macchina vicino al Vaticano. C’era con me un mio amico, ma eravamo lì per caso, diciamo di passaggio, e stavamo cercando di andarcene, ma risultava sempre più difficile. Era una bella giornata, il cielo limpido e la temperatura mite, sarà stato poco dopo mezzogiorno, ma in strada non c’era nessuno.
Non poca gente: proprio nessuno.
In un certo senso ci eravamo persi, anche se dovrei dire "mi ero perso" perché stavo guidando io. Da un po’ di tempo stavamo percorrendo la stessa strada senza riuscire a trovare la svolta giusta. Eravamo in una delle parallele di via della Conciliazione, ne ero certo, ma da quella via non era possibile prendere nessuna strada: ogni incrocio era pieno di divieti, non si poteva cambiare via.
La situazione era un po’ grottesca: mi scocciava prendere una strada vietata, ma mi sembrava di non avere scelta e alla fine così ho fatto. Imboccata la prima svolta a destra, pensavo di esserne uscito e quasi senza motivo ho guardato nel retrovisore. Non l’avessi fatto: c’erano due carabinieri in piedi a un angolo dell’incrocio e uno dei due stava annotando sul blocchetto la targa della mia macchina.
Ormai è andata, ho pensato, e ho tirato dritto.
Arrivato a casa, ho telefonato alla mia ragazza e a lei il mio racconto è sembrato perfettamente in linea coi tempi. E in effetti non potevo che convenire.







