Ferma lì per un istante (poco sotto il cartellone Poste Italiane), pochi attimi prima di essere lanciata a 200 kilometri orari: la pallina. Che spreco di velocità per correre poche decine di metri.
E l’uomo in verde, nemmeno ventuno anni, non è uno di quelli che le tira più veloci.
In ogni caso, ieri pomeriggio, per me, è stata una bella semifinale: non capita spesso di veder giocare dal vivo il numero 2 e il numero 4 del mondo (detto che io non avevo mai assistito a un torneo Atp). Sembrava che ci fosse un raggio laser pronto a fulminare chi dei due avversari avesse superato la linea di fondocampo per avvicinarsi alla rete. Provo a esemplificare il concetto a uso dei neofiti con queste immagini in movimento
Col passare dei giorni, questo sogno, ormai si può dire: era un sogno, si sta facendo sempre più chiaro, ma non credo premonitore.
Il succo è questo: c’è un prete che invita tutti ad andare in piazza e nessuno lo segue.
Ieri tornando a casa, la piazza l’ho trovata
(e quanto mi è costato fermarmi cinque minuti con i fari accesi per fare questa foto lo sa solo San Giovanni).
Manca poco e la piazza è ancora vuota, ma mi ha detto un uccellino che non saranno in pochi…
Della serata complicata di ieri mi interessa raccontare un particolare un po’ in controdendenza col segno dei tempi e che non so come interpretare.
Tralascio invece l’ansia per la notizia del rapimento in Iraq del mio amico e collega Condor, notizia che è stata appena smentita.
Dunque, ero a casa per i festeggiamenti del santo patrono. Nella chiesa madre (strano che sembrasse casa di mia nonna) stava per finire la celebrazione religiosa e il prete ha invitato i fedeli a precederlo verso la piazza per il rito conclusivo. Nessuno si è mosso: sono rimasti tutti in piedi, sembrava quasi non respirassero e anche il prete era sgomento. Questa scena è durata per un po’, forse un minuto. E a quel punto il sacerdote ha preso è se ne è andato. È uscito dalla chiesa, solo, mentre nessuno fiatava ed è andato via.