"Quando non c’è niente, la gente impara a mangiare tutto. Questo è l’anticipo della guerra".
Ha detto proprio così, l’anticipo della guerra, anche se certo, non sapeva di cosa stava parlando. Avrà avuto quarant’anni e forse non era nemmeno la figlia quella con cui passegiava nei corridoi del supermercato.
Chissà se qualcuno comprerà anche quelle poche mele rimaste, troppo mature. Ma a pochi minuti dalla chiusura non c’è la calca tra gli scaffali. C’è ancora un po’ di pane fresco, al reparto gastronomia dove il salumiere affettando il crudo, spiega a un cliente che i bancari hanno avuto più di cento euro di aumento senza un’ora di sciopero. C’è ancora un po’ di pane fresco, non capita mai a quest’ora. Invece il latte è finito, quello fresco che arriva il pomeriggio. Chissà che calcoli ha fatto, la gente.
Fagiolini in scatola, risotto pronto, pelati, spaghetti, tonno, olive.
Metto tutto nel carrello e andiamo.
"Ce la caveremo, vero, papa?"
Sì, ce la caveremo.
E non ci succederà niente di male.
Esatto."








1 comment so far
stiamo vivendo uno dei periodi maggiormente carichi di spunti letterari che mi sia mai capitato di osservare. questo post è molto interessante.
December 12th, 2007che poi, come per tutto, bisognerebbe capire se, senza “assalto ai forni” gli scaffali sarebbero cmq rimasti mediamente pieni.
il problema è la concatenazione delle cause tra panico e natale.
come anticipo della guerra è un po’ farsesco, comunque…
m.fv.
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