alla cassa!

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Gli ultimi anni vissuti a Bologna abitavo in via san felice, alle spalle del Pratello. Da studente universitario fuori sede avevo una sola certezza in campo alimentare: quando hai fame c’è Ivan il barese. Un pezzo di pizza al pomodoro 1 euro, con la mozzarella 1 e venti; la pizza barese, con le olive, 1 euro e 50. Una (birra) trequarti 1 euro e ottanta.
Se sono sopravvissuto alla fame è anche grazie a Ivan.
Quando ancora lo conoscevo poco una volta mi ci portò l’amico di un amico, ex studente a bologna, leccese come me e da poco trasferito a londra: invece di entrare si arrampicò alla saracinesca del retrobottega e cominciò a cantare "Bari merda!" a squarciagola. E poi abbracci infarinati.
Di calcio si parlava poco: business is business, e per fortuna, ma in quel laboratorio artigianale ci sarò passato quasi tutti i giorni per almeno tre anni. Prima di cena o prima di andare a dormire, a notte fonda.
Gli ultimi anni, da quando a bologna non ci sto più, ci sono sempre passato ogni volta che sono tornato al pratello: un pezzo di pizza non ha mai fatto male, anzi.
Ma ogni volta c’era qualcosa in meno: prima niente birre dopo le nove, poi niente sgabelli e ora leggo da Aeiouy sullo Spettro della bolognesità che presto il barese potrebbe chiudere del tutto e lasciare posto a un kebabbaro. E immagino che per qualcuno non faccia tanta differenza, siamo tutti uguali, tutti maruchein.

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