surgery

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poche ore di attesa nella sala d’aspetto del reparto chirurgia possono annichilire un ipocondriaco, ma anche il più inguaribile ottimista ne uscirebbe un po’ preoccupato. è così poco confortante, mentre aspetti che ti trasportino in sala operatoria, scoprire che ci sono un sacco di patologie di cui non avevi mai sentito parlare, né in termini scientifici, né attraverso la spiegazione "volgare" dei pazienti e dei loro familiari ansiosi o che l’intervento prima del tuo ha avuto un imprevisto prolungamento.
anche il tragitto in barella, attraverso le corsie del reparto e su per degli ascensori tanto grandi quanto spogli, fino all’ingresso della "sala", ti dà sensazioni diverse da una puntata del dottor House, ma forse è solo una questione di punti di vista: non sei abituato a guardare il soffitto che scorre sopra di te da un piano all’altro, fino a scoprire un enorme riflettore puntato sulla tua testa (altro che occhio di bue) e un carrello pieno di ferri al tuo fianco.

il racconto si interrompe pochi istanti prima che compaia il sangue a causa di una temporanea perdita di sensibilità.

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