C’è davvero il sismi rosa? E di cosa si occupa? E c’è pure un controspionaggio attivo sul fronte opposto?
C’è chi dice no, ma intanto le voci girano ed è difficile distinguere il pettegolezzo dalla confessione, una conferma estorta da una perfetta strategia di dosaggio dell’informazione.
In tutto questo baillame a chi dare ascolto, a chi credere?
Sai che ti dico, Condor? Acqua in bocca finché non torni a Roma, poi la nostra intelligence provvederà a ristabilire l’ordine delle cose (e delle informazioni).
Le sette regole dell’arte di ascoltare (di Marianella Sclavi)1. Non avere fretta di arrivare a delle conclusioni. Le conclusioni sono la parte più effimera della ricerca.
2. Quel che vedi dipende dal tuo punto di vista. Per riuscire a vedere il tuo punto di vista, devi cambiare punto di vista.
3. Se vuoi comprendere quel che un altro sta dicendo, devi assumere che ha ragione e chiedergli di aiutarti a vedere le cose e gli eventi dalla sua prospettiva.
4. Le emozioni sono degli strumenti conoscitivi fondamentali, se sai comprendere il loro linguaggio. Non ti informano su cosa vedi, ma su come guardi. Il loro codice è relazionale e analogico.
5. Un buon ascoltatore è un esploratore di mondi possibili. I segnali più importanti per lui sono quelli che si presentano alla coscienza come al tempo stesso trascurabili e fastidiosi, marginali e irritanti, perché incongruenti con le proprie certezze.
6. Un buon ascoltatore accoglie volentieri i paradossi del pensiero e della comunicazione. Affronta i dissensi come occasioni per esercitarsi in un campo che lo appassiona: la gestione creativa dei conflitti.
7. Per divenire esperto nell’arte di ascoltare devi adottare una metodologia umoristica. Ma quando hai imparato ad ascoltare, l’umorismo viene da sé.
Nei cambiamenti rapidi delle ultime settimane ho perso qualcosa per strada. E mi manca, mi sento un altro e un po’ mi piace e un po’ mi sorprende, ma in fin dei conti mi sento un altro, senza la maschera. Senza la barba.
Settimane convulse, le ultime; molto lavoro e poco tempo per il blog: tante riflessioni, ma mai il tempo per metterle nero su bianco. E quando il tempo arriva, la mente è vuota o distratta.
Allora dico solo benvenute a Susanna e Claudia.
Have a good time!
tie break
primo giorno per londra: sembra che non siano passati tutti questi mesi, o forse sembra di non essere mai stato qui. oggi giornata povera di shopping e ricca di canzoni, e chiacchiere e camminate, ma c’e’ poco tempo da perdere davanti a un computer: tra due minuti e’ quasi giorno, e’ quasi casa…
(beh, almeno una cosa per ora, l’ho comprata)
Da domani questo blog offrirà ai suoi lettori solo messaggi inefficienti, in aperta rivolta contro quelli che, al lavoro, come nei rapporti personali chiedono messaggi semplici, diretti e chiari. Da domani dunque leggerete allusioni, mezze frasi e sottintesi…
Come sempre, direi
a cinque secondi dal via…
vorrei scrivere pagine e pagine su due giorni passati a Roccasecca: con la macchina in autostrada, il pomeriggio alla stazione, tra i soccorsi, poi in albergo, la sera; e poi di nuovo in stazone il giorno dopo, e all’ospedale di Cassino. Raccogliere le voci, leggere le agenzie, scrivere i pezzi e camminare, guardare, ascoltare.
Non capita tutti i giorni di fare l’inviato, purtroppo
presto presto
presto presto
presto presto vai …
presto presto
presto presto
presto presto fai presto …
cosa mi manca?
me lo chiedo leggendo i racconti dei miei compagni, di nuovo raccolti in cima al colle del montefeltro; ascoltandoli raccontare, un po’ contenti e un po’ scazzati, come si rivoluziona un giornale e come si organizza una tesina: tutti in coda in attesa del responso del capo, Vittorio.
Beh, non credevo, dopo i 5 mesi di libertà condizionata di sentire la mancanza della prigione; e invece…
Strano; è come se alla fine delle vacanze estive, mi avessero autorizzato a rimanere al mare e io sentissi la mancanza dei professori.
Non è proprio così, ma quasi. Avevo tanto dubitato della funzione delle scuole, che tanta è stata la sorpresa e la felicità di scoprire un importante funzione formativa; un passaggio per alcuni aspetti imprescindibile, direi, seppur con tante cose da migliorare. Ma alla fine di sette lunghissimi mesi, passati in un attimo, sono corso via come tutti, finalmente libero di lavorare, senza paracadute, senza finzione.
E invece ora mi manca il consueto giro dei preferiti (più di un giro ogni giorno, a di re il vero) alla ricerca dell’ultima notizia di ogni campo dello scibile umano. Mi manca lo sguardo del capo mentre legge il mio pezzo e ogni volta provare a decifrare il suo giudizio seminascosto tra le sue parole, e molte altre cose.
E’ che io ho sempre creduto nella formazione ed è chiaro che mi dispiace perdere quei momenti e quegli spazi di discussione, di riflessione e di confronto che nella routine produttiva di ogni giorno sono inevitabilmente sacrificati.
Ma forse, alla fine, è giusto che sia finito qui, a lavorare.
E in fin dei conti, io sto bene…
(è un eufemismo)