Il semaforo è il tipico strumento di regolazione dei conflitti in una società incapace di autoregolamentarsi.
Fatto apposta per chi è abituato a ricevere ordini precisi e inderogabili: col rosso non si passa, anche se la strada è deserta.
La rotatoria, invece, ti obbliga a dare la precedenza a chi è già all’interno, ma se la strada è vuota ti permette di non aspettare. Si tratta quindi di uno strumento di regolazione del traffico più flessibile, adatto a civiltà evolute, che delegano al cittadino (e in questo caso al guidatore) la responsabilità della scelta.
Ovviamente ci sono le eccezioni: gli automobilisti refrattari a qualunque regola, che passano a prescindere: non si fermano col rosso oppure vanno dritti fino al centro della rotatoria. Per i primi c’è una spiegazione e una sanzione. Per i secondi forse è prevista una multa, ma non esiste al momento, analisi antropologica che abbia spiegato a che tipo di civiltà appartengano.
L’articolo di Ezio Mauro sulla morte degli operai della Thyssen-Krupp a Torino è stato uno shock, in molti sensi. Brividi, lacrime, rabbia, paura, tante le reazioni sentite per strada o in treno e quelle lette su internet.
Ma ripensandoci a freddo mi viene anche una riflessione più giornalistica.
Il direttore di Repubblica ha scritto spesso commenti su temi di politica e cronaca giudiziaria quando sono emersi i nervi scoperti della nostra democrazia.
I due articoli dell’ultima settimana invece affondano nella cronaca di questo pese e mi fanno pensare a due cose.
Una è più evidente: Repubblica considera l’emergenza rifiuti a Napoli e le morti bianche due questioni cruciali per la democrazia.
L’altra, potrebbe essere anche solo inconsapevole, ma secondo me, non è di minore entità: in un momento storico in cui la casta è accusata di scollamento con la società reale e i giornalisti sono spesso considerati contigui alla casta dei politici, Repubblica decide di andare dentro la società reale, per camminare in mezzo alla spazzatura e parlare con chi muore per 1800 euro al mese e ci manda il suo primo giornalista.
Non sono dodici, anzi sono più del doppio, i ministri e i leader di partito chiusi a palazzo Chigi da mezzogiorno per un vertice di maggioramza che sembra quasi l’ultima cena. Per gli ospiti, raccontano i presenti, solo uno spuntino veloce, con panini, tramezzini e acqua. Poca roba, e infatti il premier ha subito liquidato i tanti portavoce presenti in sala con gli auguri di buon anno e tanti saluti.

Riuscirà il presidente del Consiglio a mettere tutti d’accordo o c’è già qualcuno che, dopo tanti annunci, è pronto a far saltare il banco per trenta denari?
Il giornalista dell’Espresso Alessandro Gilioli, nel suo blog (Piovono rane), racconta come e perché non è riuscito a intervistare Beppe Grillo. Qui trovate il post.
Le considerazioni finali sul rapporto tra Grillo e la stampa "main-stream", sono evidenti per chi abbia mai provato a intervistare Grillo e io, che ci ho provato, le condivido in pieno.
Una su tutte: l’informazione libera e democratica si basa sul confronto delle idee, non sui monologhi. Parlare per diciassette minuti di fila con poche interruzioni non è propriamente qualificabile come censura.
Spesso mi sono lamentato del servizio dele poste italiane, ma può capitare di rimanere insoddisfatti anche di un servizio di consegna privato. Giusto per non dire che basta privatizzare, perché in Italia tutto funzioni bene.
Ecco la storia.
Il 28 dicembre un pacco che ho comprato su internet (spese di spedizione a carico del "negozio" online) viene preso in consegna da TNT.
Consegna prevista il 2 gennaio.
Il 2 gennaio il fattorino di TNT porta il pacco al TNT point da me indicato, ma non ricevendo il pagamento in contrassegno (dal TNT point?!) non lo consegna. Sul tracking online la sera del 2 gennaio risulta: "destinatario non trovato" o qualcosa del genere.
La mattina del 3 gennaio contatto il servizio clienti di TNT; una gentile signorina mi dice: se vuole ritirare il pacco lo mettiamo in fermo deposito presso la filiale più vicina a casa sua dalle 8 di domani mattina (la filiale più vicina è a 9 chilometri).
La mattina del 4 gennaio alle 11.30 al deposito di Roma Cinecittà il mio pacco non è ancora arrivato. Nel pomeriggio il servizio clienti di TNT mi comunica che il pacco è stato depositato alla filiale di Roma Cinecittà solo alle 13:13, ma ormai è venerdì e sto lavorando: se ne parla lunedì mattina.
Lunedì alle 10:00 torno al deposito di Roma Cinecittà dove mi dicono che il pacco non è più lì: è partito di prima mattina per la consegna al TNT point da me indicato (ma l’ho indicato il 27 dicembre! non ci eravamo accordati diversamente, nel frattempo?). La consegna però non avverrà prima delle 18:00.
Lunedì alle 19 il pacco è finalmente arrivato, ma a questo punto aspetto martedì mattina per ritirarlo in contatto telefonico con il servizio clienti, vedi mai. E così ho fatto.
Ed ecco cosa c’era nel pacco


Il servizio di TNT si sta rivelando, per me, molto poco affidabile. E quando questa storia finirà (spero presto e bene) vi spiegherò anche perché.
autostrada del sole, direzione nord all’altezza dello svincolo Anagni-Fiuggi
riuscite a leggere la segnalazione? poco e male.
rallentiamo e avviciniamoci…

ora riuscite a leggera. riuscite a capirla?
Peccato per la pioggia che ha interrotto gli spettacoli. come da un po’ di anni a questa parte, la sera del primo dell’anno a palazzo dei celestini, a lecce, si festeggia il capodanno dei popoli.
Musica e cibo da tanti luoghi del pianeta e persone che festeggiano insieme. Nel cortile del palazzo ho incontrato amici leccesi che vivono all’estero e amici leccesi che vivono a lecce. Poi volvo fare un’altra cosa e non ci son riuscito (ma non è dipeso da me).
È stata anche un’occasione per ricordare che in Kenya si muore ancora per la democrazia

Stamattina esco a comprare il giornale, poco dopo mezzogiorno. nella buca delle lettere trovo l’avviso di una raccomandata: "potrà ritirare da domani alle 9 bla bla bla".
Domani è primo dell’anno, chiuso. Dopodomani parto alle 8. Ma non poteva usare il citofono?
E allora salgo in macchina e comincio a cercare il postino per le vie del quartiere. O almeno un sintomo della presenza del postino: lo scooter, un casco giallo, una sacca di pelle, condomini che bestemmiano. Niente di niente. Allora corro all’ufficio postale: deserto, l’unico giorno dell’anno. E mentre sventolo il mio cedolino giallo, la gentildonna allo sportello mi dice: "eh stamattina venite tutti con quello".
Sarà che il postino aveva fretta, dico io.
Il fatto è che qui c’è scritto "potrà ritirare da domani alle 9 alle poste centrali", mi spiega lei.
Cazzo, mi ero fermato un rigo sopra, penso io, e le dico non c’è un modo per ritirarla oggi?
Mi sa di no. E ci manca solo che sia una multa.
aggiornamento del 1 gennaio 2008
mi dice un mio amico che più volte ieri mattina ha suonato al citofono senza avere risposta: dormivo. probabilmente, ne deduco, anche il postino avrà fatto almeno un tentativo. me ne scuso con l’interessato e con i lettori.
ieri ho fatto un giro alle manifatture knos. ci ero stato qualche tempo prima dell’inaugurazione, quando ancora sembrava il laboratorio dell’istituto professionale che fu, dopo anni di abbandono.
dopo meno di due mesi ho trovato un posto completamente rivoluzionato, in cui lo spazio e gli oggetti hanno preso forma e colore e nonostante siamo in mezzo alle feste, lentamente la macchina si muove.









