si comincia dalla banda: festa della zuppa, bologna, 25 aprile 2008. ma prima della banda, e durante, e dopo, c’erano più di 50 zuppe da assaggiare e una zuppa ha vinto il secondo premio della giuria di qualità. Qui c’è qualche immagine in più.

uno

susanna
una zuppa
il mestolo d’argento
lo spritz a 70 cents (col campari a 90)
cappuccino e giornali, il sabato mattina
pranzo nel quadrilatero
il caffè da terzi
apocalittici e integrati attorno a un tavolo
juno
bruschetta e vino
via serlio o via creti?
myawesomemixtape@locomotiv
una volta in una casa in strada maggiore, nel 1999
back

il temporale sembrava aver messo a rischio il ponte, ma non ha avuto seguito. e tuttavia bisognerà aspettare ancora qulache giorno per vedere il mare. così, mentre comincia una strana festa della liberazione, dalla stazione Termini partono gli ultimi treni, carichi di stanchezza e attese: valigie leggere, per appuntamenti da mezza stagione. complice la pioggia, intanto, i topi tornano per pochi attimi padroni delle vie di Roma: come certe intuizioni, attraversano la strada velocemente e poi scompaiono.
qualcosa resta nella mente, pensieri crumiri.


Vorrei sapere chi ha spento l’amplificazione nel bel mezzo dell’esibizione di Vinicio Capossela ieri sera al concerto per l’Earth Day, al Campidoglio. Per l’esattezza nella parte finale della trance del Ballo di San Vito. Qualcuno dice che bisognava chiudere a mezzanotte e mezzanotte era passata da un quarto d’ora, ma con un po’ di buon senso, finisce il pezzo e poi se ne discute, no? Oppure finisce il pezzo e poi basta, ma cazzo, almeno fate finire la canzone.
E poi, soprattutto, lo strazio di sentire ovunque proteggi, solo la prima strofa, suonata al pianoforte, senza amplificazione: ché un concerto di Vinicio da un po’ di tempo, non può finire se non con quella canzone. Non poterla ascoltare e sforzarsi di intuire le parole, be’ quello è stato davvero troppo.

Qualcuno voleva conoscere la storia dell’uomo vivo. Ecco alcune immagini del "Gioia", dalla Pasqua di Scicli.

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1 commento

Vista a posteriori, la retorica molto berlusconiana della rimonta del Partito democratico, si è rivelata assolutamente infondata. Accettando la buonafede del Pd, la si potrebbe interpretare come una assoluta distanza dalla realtà. Ma se fosse stata l’arma della campagna elettorale di Berlusconi, il giorno dopo le elezioni si sarebbe parlato di una palese falsificazione della realtà. Peccato che, quando Berlusconi ha usato la retorica della rimonta, nella campagna elettorale del 2006, la rimonta della Casa delle Libertà c’è stata davvero.

Tutta la cagnara fatta da Pannella, compreso lo sciopero della sete, si è rivelata pretestuosa. I nove seggi sicuri promessi dal Pd sono stati "conquistati" dai Radicali. Conquistati senza combattere, alla faccia degli elettori e qualcuno dovrebbe scusarsi di aver messo in dubbio l’onestà del Pd, se di onestà di può parlare.
Detto questo,
nel 2006 con la Rosa nel Pugno i Radicali avevano preso il 2,6%. Questa volta i Socialisti hanno preso l’1%. Resta l’1,6% circa. Dove sono finiti questi voti dei Radicali? Nel confronto del Pd con le elezioni del 2006, nessuno aggiunge ai voti di Ds e Margherita quelli di Pannella. Forse qualcuno vuole nascondere un risultato peggiore di quello che si dice. Qui ci sono tutti i numeri (grazie a Malvino). Se riuscite a fare un conto preciso, fatemelo sapere.

Che poi cosa significhi esattamente "tornare a casa", dove sia il mio Barrio, per intenderci, non lo so. Ma insomma, stasera sono tornato a Roma, in treno. Un treno di meridionali, come quello raccontato da Mario Perrotta in Emigranti Esprèss, ma ventotto anni dopo.  Panini e stanati di pasta per calmare la fame durante il viaggio, mamme preoccupate e un po’ tristi alla partenza e valigie troppe e troppo grandi. Un esempio dell’arte di arrangiarsi in viaggio: il portatile avvolto in una morbida sacca da scarpe azzurra di Manecchi. E poi tutti in coda davanti all’uscita un quarto d’ora prima dell’arrivo in stazione. Stretti sull’MA1 per arrivare a casa e la valigia da disfare. Da domani si torna al lavoro.


Ecco l’apertura di Repubblica.it, pochi minuti fa, con Veltroni sul palco e sotto la folla di Piazza Sant’Oronzo, a Lecce. Si intravede, in fondo, il Sedile. Fuori campo, in alto sulla sinistra, la statua del Santo, issata sulla colonna. Chissà se anche stavolta ci proteggerà dalla peste.

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